IDEO e L’HUMAN CENTERED DESIGN TOOLKIT. UN TUTORIAL PER DIVENTARE DEI PROGETTISTI TUTTI UGUALI. E TUTTI IDIOTI.
Carissimi sostenitori di IDEO e fanatici di questa nuova mania dell’how-to inscatolato, mi piacerebbe porvi questa domanda: avete mai pensato a quanto sareste risultati ridicoli, ma soprattutto dannosi decidendo di pubblicare un libro che spiega a un progettista come si fa una ricerca?
Qualche settimana fa, sollecitato dai miei professori, mi sono procurato il famoso HCD Toolkit, o Human Centered Design Toolkit, uno strumento a detta di questi ultimi ben fatto e di grande utilità per le nostre attività di ricerca. A dir la verità, più avanzo di pagina in pagina, più mi sembra di essere preso per il culo. Siete sicuri che mi serviva sapere che il design deve ruotare attorno all’uomo, alla sua cultura, ai suoi ambienti, alla sua quotidiano? perchè insomma, al quarto anno di studi sull’argomento, mi sembrava chiaro che tutto ciò che non si muove in tale direzione, ossia un buon 70% del design oggi, non è considerabile design ma mera e stupida idiozzia umana.
Dentro a questo toolkit, che in realtà sarebbe un libro (però ovviamente dobbiamo perdere a tutti i costi la facoltà di parlare la nostra lingua nativa, a proposito di design per l’uomo), viene fatta nient’altro che la scoperta dell’acqua calda. Cioè, se fai il progettista e non sai che una ricerca si muove verso punti quali la comprensione della tipologia di persone a cui ci si rivolge, interviste mirate, al confronto con le culture e alla raccolta di materiali corrispettivi ad esse, alla capacità di trovare un metodo per comunicare a seconda della situazione…bè, allora è meglio abbandonare questa professione il più presto possibile, direi che non fa assolutamente per te.
HCD Toolkit di IDEO non sarebbe esclusivamente un male, per chi si avvicina al mondo della progettazione per la prima volta. Se solo però avesse avuto un altro modo di interpretare la progettazione. All’interno alle varie sezioni del libro, che illustrano come gestire le proprie attività di gruppo, addirittura viene fornito l’orario che serve per completare le procedure; una vera follia, come se da un giorno all’altro si decidesse che vi sono lassi di tempo ideali per svolgere un’attività, con le diverse capacità umane che vanno a farsi fottere per l’ennesima volta a servizio del tempo al quale ogni nostra attività dovrebbe essere subordinata (quando in realtà dovrebbe essere il contrario). La banalità comunque è riscontrabile in ogni riga di testo, e questo è un problema. Ancora una volta mi è toccato leggere che per fare una buona ricerca è meglio che un collettivo sia formato da più persone con caratteristiche diverse e che addirittura “conviene che ci siano sia maschi che femmine nel gruppo per essere equilibrati” (ma non mi dire!!). Inoltre questo modo stimola la gente ad assumere lo stesso tono per qualsiasi progetto si affronti, come se all’improvviso una ricerca potesse essere incasellata attraverso una serie di metodi già pronti, come il pollo Buitoni che sbuca fuori dal nulla in microonde. Sono 4 anni che studio e lavoro in questo campo, e non ricordo una sola volta di avere stabilito piani di ricerca che potessero avere alcun tipo di familiarità o somiglianza, eccetto quello di essere tutti conservati in moleskine. Ogni progetto ha la propria storia, unica e singolare, studiata appositamente ad h.o.c. a seconda della tematica.
Quindi, oltre ad avere a mio avviso fatto una pessima figura da idioti, con questo andazzo si rischia di creare una serie infinita di stereotipi che si modulano sempre sulle stesse argomentazioni fornite dal babbeo di turno, in questo caso applausi a IDEO. Poi diciamoci la verità: lo so che vi sentite dei cretini quando dovete leggere pessimi nomi in inglese che vengono spacciati come terminologia scientifica e universale per individuare temi, strumenti e modi di lavoro. Io sono un amante della lingua inglese e oltrettutto odio la mentalità italiana credo come pochi al mondo, ma mai mi sognerei di andare in giro a insegnare a parlare in questo modo alla gente.
Detto questo, nella speranza sempre di essere diffamato, di essere insultato da chiunque la pensi in maniera opposta (anche se non reggereste il confronto ve lo assicuro), vi auguro buon divertimento a tutti, con le vostre idiozzie progettuali. E mando un augurio a tutto lo staff di IDEO: continuate così. così fra 10 anni abbiamo manipoli di idioti che parlano come cretini e che limitano le proprie potenzialità di ricercatori e progettisti in favore della superficialità e dell’obsolescenza che ormai, anche inconsapevolmente, contraddistingue buona parte della vita di tutti.
Quando torno a casa dopo serate come quelle di ieri sera mi chiedo sempre “perché?”. Perchè tutte le emozioni e le sensazioni, che sono grandi, scompaiono, ognuna lungo la propria strada. Si agitano come pazze, poi muiono dentro, come tutte le altre. È una domanda presuntuosa? forse sì. Penso a ciò che sono diventato, con la angoscia costante di non capire se riuscirò a tornare indietro. Non riesco nemmeno più a capire se questa domanda mi è legittimata.
Capire che il desiderio nasce non dal limite, non dall’infrangere ogni barriera che ci si pone innanzi. Un’impresa più nobile, quella di invece elevarsi al di sopra di tutto: quella è la mia utopia. Sentirsi sfrontatamente esigenti nei confronti della vita, contribuendo al raggiungimento di quel fragilissimo ideale di vita che è vero motore del nostro voler vivere. Capire di non essere limite dell’altro, ma l’arma vincente, quella che gli altri non hanno, per riuscirci.
Chiudo gli occhi e ti immagino sorridere, sognando quella felicità. Poi il silenzio, sperando in una tregua con la mente, sperando che mi lasci piuttosto col vuoto, perché in fondo è un vero peccato questa faccenda; uno spreco che non può mentire alla coscienza. Al di là di ogni dettaglio e sfumatura, di fatto rimane un peccato.
Chi davvero li ama, stasera, all’ Officina Creativa Ansaldo, condivida con me il disagio.
Vorrei raccontarti l’ascesa che accende l’animo di questo momento; velocità in luoghi storditi da orgasmi etereali che spaccano corpo e tempo. Driade Euridice è amore; dannata sia la vipera anale che stempera il culo degli sciocchi e sia fatta gloria a ciò che accarezza l’esistenza.
Sono stanco di tutti voi. Buffoni qualunque il cui cervello è da sempre rimasto in condizioni fetali. Aprite bocca per sputare merda senza accorgervi nemmeno del fetore che la vostra esistenza emana. Pare che per voi sia una questione d’onore e orgoglio. Sono stanco di voi merde che prendete i miei soldi per insegnarmi a vivere e finite sempre col dare prova che in fin dei conti ciò che dite si tratta solo di chiacchere attorno a quello che la vostra codardia, ignoranza e indolenza vi hanno sempre impedito di assaporare o raggiungere. Sono stanco di partecipare alla costruzione di una nuova torre di babele solo perchè voi individui ridicoli possiate esprimere al meglio la vostra essenza di scimmia (e chiedo scusa a questa categoria di animali perchè sono creature molto più dignitose di noi) . Sono stanco di relazioni sociali volte al raggiungimento di vuoti esistenziali. Sono stanco di vivere nella realtà che fa del miglioramento una fottuta nota di demerito così come sono altrettanto stanco di apprendere che domani sarà uguale ad oggi, se non peggio. Sono stanco dei vigliacchi che a ogni occasione buona rovinano la vita degli altri convinti di arricchire la propria: siete patetici, la forma più bassa di vita che una persona dotata di buon senso vorrebbe mai raggiungere. Se lo squallore oggi è oro è perchè respirate ed esistete ancora, purtroppo. Sono stanco di scoprire la vita come un mondo suddiviso in tanti piccoli frammenti merdosi che uniti ritraggono tutto il contrario di giusto e buono. Sono stanco perchè ho perso qualsiasi cosa solo perchè ogni giorno ho il coraggio di guardarmi allo specchio e nonostante tutto dire “fai del tuo meglio”. Fottetevi, perchè è quel che vi meritate, perchè non c’è nessuna parola o risposta che possa controbattere la verità vergognosa che vi sbatto ora in faccia. E nel momento pensaste stupidamente di averne una ricordate bene: difendersi è legittimo quando c’è qualcosa da difendere; voi né sapete cosa state difendendo, ne tantomeno potreste difendere pile di letame.
Two words: unleash, be.
davanti a me che sta mangiando il proprio pranzo con la voracità (ma soprattutto la delicatezza) di un maiale che non mangia da una settimana intera. La testa ormai gli scompare nella vaschetta di alluminio. Vorrei potergli dire qualcosa, ma riuscirei solo a dirgli che fa vomitare.
Alla scomparsa prematura di parole infrante su sorde sponde; alla gloria del Saṃsāra che non vivremo mai. Gloria alla fragilità, custode della bellezza che mai sarà accarezzata, che ogni giorno vedremo svanire. A tutti i sogni che mai troveranno immortalità al di fuori dei confini dell’anima. All’uomo che fu e che nel tuo ricordo torna a esserlo ancora.
ti voglio bene,
Je